TUTELA DELLA PROPRIETÀ: L’ITALIA AL 47° POSTO

Scritto da Oseco on . Postato in Articoli

Le imprese e il mondo della ricerca italiana sempre più a rischio 
Il Bel Paese segue nella classifica il Rwanda ed è a venti posizioni dietro i paesi del G7 L’indice, realizzato dalla Property Rights Alliance di cui fa parte il think thank italiano Competere.EU, sarà presentato oggi a Washington DC

 
Le piccole e medie imprese ed il mondo della ricerca in Italia sono sempre più a rischio. Questo è quanto emerge dall’International Property Rights Index 2013 (Indice Internazionale sui Diritti Di Proprietà) che sarà presentato oggi 10 Settembre a Washington. 

Realizzato dalla Property Rights Alliance di cui fa parte il think thank italiano Competere.EU, l’indice misura come viene tutelata la proprietà in 131 paesi rappresentanti più del 98 per cento del PIL - Prodotto Interno Lordo mondiale ed il 93 per cento della popolazione. 

I dati sull’Italia offrono uno scenario preoccupante. Il Bel Paese, che vede interi settori come quelli dell’agroalimentare, del design e della moda sotto l’attacco della contraffazione internazionale, si colloca al quarantasettesimo posto della classifica, dopo il Rwanda, con il punteggio di 6.1. 
L’indice, basato su studi della Banca Mondiale, dell’Ocse e del World Economic Forum, dimostra come l’Italia abbia visto regredire la propria posizione, a differenza degli altri paesi del G7 e dell’Unione Europea i cui governi negli ultimi anni hanno fatto della difesa della proprietà una priorità. 

Ad aprire la classifica sono i paesi scandinavi: la Finlandia, prima con 8.6 e la Svezia, seconda con 8.4, seguite da Gran Bretagna al dodicesimo posto con 7.8, Germania al quattordicesimo con 7.7, Stati Uniti al diciassettesimo con 7.6. La Francia è invece al ventesimo con 7.3 e la Spagna al trentatreesimo posto con 6.5. La Svizzera, cioè la regione più competitiva al mondo secondo il World Economic Forum, è settima insieme all’Olanda con un punteggio di 8.2. 

“La situazione del nostro paese – dichiarano il Presidente di Competere.EU e docente in Business Administration alla John Cabot University, Pietro Paganini e il Segretario Generale Roberto Race – è molto preoccupante. In questi anni gli altri Paesi del G7 hanno migliorato il loro sistema di tutela della proprietà mentre in Italia si è fatto troppo poco. Rispetto agli anni precedenti alcuni indicatori sono positivi, ma non bastano rispetto a quanto fanno altre regioni Il nostro tessuto imprenditoriale è sempre più a rischio: le PMI non sono in grado di tutelarsi da sole”. 

L’indice si compone di tre indicatori. Il primo indicatore riguarda l’ambiente politico e giuridico dei 131 paesi (stabilità politica, corruzione, indipendenza della magistratura, stato di diritto) e vede l’Italia al cinquantunesimo posto con 5.6. Gli altri paesi del G7 si trovano invece, rispettivamente: la Germania al quindicesimo posto con 8.0, la Gran Bretagna al diciassettesimo posto con 7.7, la Francia al ventiduesimo posto con 7.3, e gli Stati Uniti al ventitreesimo posto con 7.2. Il secondo indicatore misura lo stato della regolamentazione dei diritti di proprietà fisica e vede l’Italia al sessantaquattresimo posto con un punteggio di 6.1 mentre la Gran Bretagna è al ventesimo posto con 7.3, gli Stati Uniti al ventiduesimo con 7.2, la Germania al venticinquesimo con 7.1 e la Francia al trentottesimo con 6.7. 

Infine, il terzo indicatore sulla proprietà intellettuale vede l’Italia al trentunesimo posto con 6.6 mentre Stati Uniti e Gran Bretagna sono secondi a pari merito con 8.3, la Germania è decima con 8.1, la Francia è quindicesima con 7.9. 

“Lo studio – dichiara Paganini – mostra che esiste una relazione diretta tra il grado di tutela della proprietà e la prestazione economica. In particolare, si può notare che i paesi con un regime di diritti di proprietà più efficace crescono più in fretta e sono più competitivi, la Finlandia e i paesi del Nord Europa su tutti, la Svizzera, Singapore e i paesi di origine anglosassone in generale. Questa relazione è verificata nel rapporto IPRI attraverso tre principali indicatori economici (Reddito Pro Capite, Prodotto Interno Lordo ed Investimenti Diretti Esteri ricevuti), e si rivela positiva in tutti e tre i casi”. 

“Appare chiaro – aggiunge Race – che l’area più critica nel nostro Paese è quella relativa al primo indicatore. Anche la proprietà fisica appare insufficientemente regolata, mentre quella intellettuale in proporzione è quella più efficacemente salvaguardata. Appurata la relazione positiva tra un regime di protezione dei diritti di proprietà da un lato e la crescita economica dall’altro, l’Italia deve fare di più per creare un ambiente normativo favorevole alla crescita ed all’attrazione degli investimenti esteri”. 

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