IL CONSIGLIO EUROPEO DEL 27 E 28 GIUGNO

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Il 27 e 28 giugno 2013 si terrà a Bruxelles il Consiglio europeo. Questa sessione sarà incentrata sulla politica economica e, in particolare, sulla competitività, l’occupazione e la crescita, con un accento particolare sulle iniziative per promuovere l'occupazione giovanile e il finanziamento dell’economia, nonché sui progressi nel completamento dell'UEM e della banking union.

Il quadro macroeconomico nazionale è stato valutato dalla Commissione europea in termini più pessimistici di quelle fatte proprie dal Parlamento italiano, e indicano per il 2014 una riduzione dello 0,5% circa del disavanzo pubblico, in linea con quanto previsto dal Fiscal Compact e con quanto la stessa Commissione raccomanda agli Stati ai quali è stata concessa una proroga dal rientro della procedura d’infrazione.

In sede di consuntivo, le previsioni sopra riportate non hanno trovato riscontro nella realtà fattuale. Gli scarti quantitativi si sono dimostrati rilevanti, ma, quel che più conta, il sottostante schema interpretativo della crisi italiana si è dimostrato incongruo. Pertanto, il Consiglio avrebbe dovuto tener conto di “fattori rilevanti”, quali l’impatto del terremoto avvenuto in Abruzzo nel 2009, nonché di quello del 2012 in Emilia Romagna, che hanno inciso negativamente sia sull’economia italiana sia sugli equilibri di finanza pubblica, per gli esborsi eccezionali effettuati per far fronte a quelle gravi esigenze.

Dal punto di vista normativo, l’Italia ha approvato dapprima la Legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1, che introduce il principio del pareggio di bilancio correlandolo a un vincolo di sostenibilità del debito di tutte le pubbliche amministrazioni, nel rispetto delle regole in materia economico-finanziaria derivanti dall’ordinamento europeo, e successivamente la Legge di attuazione di tale principio (Legge 24 dicembre 2012, n. 243), dopo aver ratificato il trattato detto ‘Fiscal Compact’ e contribuito ad approvare i regolamenti del ‘Six Pack’. Il nostro paese si pone pertanto già oggi fra gli Stati più avanzati nell’Unione europea, per quanto riguarda il controllo della finanza pubblica. Con l’approvazione della riforma dell’articolo 81 della Costituzione è stata prevista, anche in Italia, l’istituzione del “Fiscal Council”, denominato “Ufficio parlamentare di bilancio”, quale organismo indipendente di analisi e di verifica degli andamenti macroeconomici e di finanza pubblica, in stretto raccordo con le istituzioni europee e nazionali.

A queste, si aggiungono ora le due nuove proposte della Commissione europea per il coordinamento ex ante delle “grandi riforme” e per l’istituzione di uno strumento per il sostegno finanziario di riforme strutturali nazionali che sono parte integrante di questa azione di riforma. La Commissione sollecita il contributo di tutte le parti interessate, dei paesi membri, dei parlamenti nazionali e di quello europeo alla definizione puntuale dei due meccanismi. Sulla base di tale contributo, nell’anno in corso, intende formulare proposte per i necessari strumenti normativi di attuazione. La Comunicazione della Commissione sul coordinamento ex ante delle grandi riforme (COM(2013) 166 final) mira a rafforzare il meccanismo per il coordinamento delle politiche economiche introdotto nel 2011 con il semestre europeo, nell’ambito del quale, sulla base degli indirizzi di massima forniti dal Consiglio e delle priorità individuate dalla Commissione nel Rapporto annuale sulla crescita, ciascun paese membro della UE elabora i propri programmi di bilancio e di riforme strutturali.

La Comunicazione della Commissione per l’istituzione di uno strumento di convergenza e di competitività (COM(2013) 165 final) intende dare attuazione alle indicazioni dei citati rapporti della Commissione e del Presidente del Consiglio europeo. Entrambi i documenti prospettano l’adozione di accordi per la definizione di riforme strutturali e l’introduzione di meccanismi per il finanziamento delle stesse.

I dati a disposizione della Commissione europea dimostrano che il principale problema dell’Italia è rappresentato dalla riduzione del suo potenziale produttivo. Nella Raccomandazione del Consiglio del 29 maggio 2013 sul Programma nazionale di riforma 2013 dell’Italia la Commissione ha ribadito che la via da seguire è quella della tempestiva attuazione delle riforme in atto, a partire dalle semplificazioni e dalle liberalizzazioni. In particolare, l'UE ha sottolineato l'importanza di assicurare la corretta attuazione delle misure volte all’apertura del mercato nel settore dei servizi pubblici locali, dove il ricorso agli appalti pubblici dovrebbe essere esteso, in sostituzione delle concessioni dirette.

Riguardo alle liberalizzazioni nei servizi, uno studio della Banca d’Italia stima che l’allineamento alle pratiche medie dell’Area euro nel lungo periodo farebbe aumentare il PIL italiano del 10,8%, i consumi privati del 7,7%, gli investimenti del 18,2% e i salari reali dell’11,9%. Nel caso in cui il processo di liberalizzazione venisse attuato contemporaneamente nei mercati del lavoro e dei servizi gli effetti moltiplicativi sullo sviluppo porterebbero a una crescita cumulata del PIL del 20,8%, dei consumi del 17,3% e degli investimenti del 29,4%.

Sul piano contingente, l'Italia si presenterà al Consiglio europeo forte della raccomandazione della Commissione europea del 29 maggio scorso (COM (2013) 385 final) di porre termine alla procedura per disavanzo eccessivo aperta nei confronti dell’Italia nel gennaio 2010. La decisione del Consiglio di aprire nei confronti dell’Italia una procedura per disavanzo eccessivo (2010/286/UE) era stata assunta sulla base di una relazione – SEC (2009) 1271 final – della Commissione europea in cui erano state prese in considerazione le tendenze di breve periodo della situazione economica e finanziaria dell’Italia, le cui proiezioni, relative al biennio considerato (2009-2010), non trovano tuttavia conferma nei dati di consuntivo della stessa Commissione, consolidati da un punto di vista statistico nelle cosiddette ‘previsioni di primavera 2013’.

Il Governo italiano appare intenzionato a verificare la possibilità di stanziare ulteriori risorse nell'ambito del Fondo sociale europeo per il finanziamento di progetti volti a contrastare in maniera efficace la disoccupazione giovanile e, in ogni caso, ad ottenere che la quota parte delle risorse spettante all'Italia nell'ambito dello stanziamento complessivo di 6 miliardi di euro per la Youth Employment Initiative possa essere impegnato interamente – o comunque nella massima misura possibile – già nel 2014.

Sul piano comunitario, nel prossimo futuro, occorrerà sostenere il potenziamento della strumentazione e della dotazione finanziaria dell'Unione europea, finalizzato al sostegno dell'economia, attraverso l'adozione di misure e la sperimentazione di strumenti che svolgano una funzione anticiclica, favorendo la ripresa della crescita e dell'occupazione, mediante l’aumento della capacità finanziaria della BEI, la sperimentazione di prestiti obbligazionari per il finanziamento di progetti, nei settori delle infrastrutture, della ricerca, della formazione (Project-Bond), il rafforzamento e riqualificazione del quadro finanziario pluriennale dell'Unione, a sostegno della crescita, dell'occupazione, della competitività e della convergenza, in linea con la strategia Europa 2020.

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