Documento di economia e finanza 2014 e politica sanitaria

Scritto da Valeria Marrocco on . Postato in Articoli

Il Documento di economia e finanza (DEF) costituisce il principale documento di programmazione della politica economica e di bilancio. Esso traccia, in una prospettiva di medio-lungo termine, gli impegni sul piano del consolidamento delle finanze pubbliche e gli indirizzi sul versante delle diverse politiche pubbliche adottati dall’Italia per il rispetto del Patto di Stabilità e Crescita europeo e il conseguimento degli obiettivi di crescita definiti nella Strategia Europa 2020.

Come previsto dalla normativa, la prima sezione espone lo schema del Programma di Stabilità, che dovrà contenere tutti gli elementi e le informazioni richiesti dai regolamenti dell'Unione europea. Nella seconda sezione è indicata l’evoluzione della finanza delle amministrazioni pubbliche. La terza sezione reca, infine, lo schema del Programma Nazionale di riforma che definisce gli interventi da adottare per il raggiungimento degli obiettivi nazionali di crescita, produttività, occupazione e sostenibilità delineati dalla nuova Strategia “Europa 2020”, mentre in allegato al documento sono riportate una serie di informazioni supplementari. Il DEF delinea un quadro macroeconomico ancora incerto ma che lascia intravedere spiragli di crescita. L'Italia sta lentamente uscendo dalla più dura recessione del dopoguerra. Nel periodo 2007-2013 il PIL reale si è ridotto complessivamente di quasi 9 punti percentuali. Dopo la contrazione dell'1,9 per cento del PIL reale nel 2013 - su cui hanno pesato le politiche di bilancio restrittive e la difficoltà di accesso al credito delle imprese e delle famiglie - la ripresa avviata nei mesi scorsi fa prevedere un tasso di crescita dell'economia pari allo 0,8 per cento per l'anno in corso, all'1,3 per cento per il 2015 e ad un valore "medio" annuo dell'1,7 per cento per il periodo 2016-2018. La ripresa dell'occupazione sarà ancora contenuta nel 2014, ma tendente a rafforzarsi nel 2015, portando il tasso di disoccupazione in discesa fino all'11 per cento previsto per il 2018. Il tasso di inflazione, in riduzione nel 2014 rispetto all'anno precedente, è previsto risalire dal 2015 pur rimanendo contenuto su tutto l'arco del periodo di programmazione. Queste previsioni non considerano gli effetti attesi dalle riforme strutturali annunciate dal Governo, che il documento stima positivi su tutto l'arco di previsione fino a raggiungere oltre 2 punti percentuali di PIL nel 2018. L'andamento delle finanze pubbliche ha fatto registrare nel 2013 un indebitamento netto del 3 per cento in rapporto al PIL, in linea con l'obiettivo programmatico. L'avanzo primario, pur in lieve riduzione, è risultato pari al 2,2 per cento del PIL. Il DEF prevede un tasso di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni in rapporto al PIL pari al 2,6 per cento per l'anno in corso, all'1,8 per cento per il 2015, allo 0,9 per cento per il 2016 ed allo 0,3 per cento per il 2017. Il documento presenta un quadro programmatico dei saldi strutturali di finanza pubblica che si discosta da quello previsto per l’Italia dalle regole di bilancio europee e nazionali. La raccomandazione del Consiglio europeo del luglio 2013 invitava l’Italia a conseguire l’obiettivo di medio termine (corrispondente al pareggio di bilancio) nel 2014. In alternativa, l’Italia dovrebbe conseguire nel 2014 un aggiustamento del saldo di bilancio strutturale pari ad almeno lo 0,5 per cento del PIL. Gli stessi obblighi derivano dalla legge 243 del 2012 di attuazione del principio costituzionale di bilancio in pareggio, la quale recepisce la normativa europea nella definizione sia dell’equilibrio di bilancio che del percorso di avvicinamento all’obiettivo stesso. Certo è che, come scrive l'Istituto bruno Leoni in un recente editoriale, che chi temeva che il principio del pareggio di bilancio si sarebbe rivelato, alla prova dei fatti, troppo rigido, è stato subito smentito. Proprio dall'esercizio finanziario relativo all'anno 2014, infatti, avrebbe dovuto essere efficace il nuovo articolo 81 della Costituzione. Ma il ministro Padoan nella lettera inviata alla Commissione europea - ha giustificato il rinvio al 2016 del pareggio di bilancio per contrastare gli effetti della crisi attraverso l'accelerazione del pagamento dei debiti della pubblica amministrazione, misura che farà aumentare il rapporto debito/PIL. Riguardo alla spesa sanitaria corrente, il Documento prevede un tasso, in rapporto al PIL, pari al 7,0% per l'anno in corso (identico al tasso relativo al 2013), con un andamento lievemente decrescente negli anni successivi; tuttavia, dopo questa "fase iniziale di riduzione per effetto delle misure di contenimento della dinamica della spesa" - osserva il Documento - il rapporto presenta un profilo crescente, in specie a partire dal 2025, anno per il quale è previsto un valore pari al 7,1%, arrivando ad un valore pari al 7,5% intorno al 2035 ed a valori annui compresi tra il 7,9% e l'8,1% nel periodo 2045-2060. In merito alle politiche di spesa sanitaria, il Documento ricorda che, nella legge di stabilità per il 2014, non sono state operate revisioni delle misure adottate negli anni precedenti e che, attualmente, è in corso, nell'àmbito della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, la definizione di un nuovo Patto per la salute, "che possa conciliare negli anni futuri la duplice esigenza di contrastare le inefficienze gestionali e garantire l'appropriatezza e la qualità dei servizi", "con una particolare attenzione agli elementi di spreco" e con "l'assunzione di misure contro le spese che eccedono significativamente i costi standard". Con riferimento alle componenti della spesa sanitaria nell'anno in corso, il Documento prevede: per il personale, una spesa pari a 36.054 milioni di euro; per i consumi intermedi, una spesa pari a 30.378 milioni (tale dato "riflette un profilo di spesa coerente con la dinamica fatta registrare in media dall’aggregato negli ultimi anni", nonché "le misure di contenimento programmate a legislazione vigente" e "l’impatto sul costo di acquisizione dei beni e servizi dell’incremento dell’aliquota IVA al 22 per cento"); per l'assistenza farmaceutica, una spesa pari a 8.766 milioni (tale dato "sconta le misure di contenimento della spesa farmaceutica previste dalla normativa vigente nonché un profilo di spesa coerente con il rispetto del tetto dell'11,35 per cento per la spesa farmaceutica territoriale"); per la medicina di base, una spesa pari a 6.676 milioni; per le altre prestazioni (ospedaliere, specialistiche, riabilitative, integrative ed altra assistenza), una spesa pari a 24.572 milioni; per le altre componenti, una spesa complessiva pari a 5.029 milioni. Riguardo alle misure di riduzione e revisione della spesa adottate negli anni corsi - in particolare, con l'art. 15 del D.L. n. 95 del 2012, e successive modificazioni -, il Documento ricorda che esse "prevedono: i) la riduzione del 10 per cento dei corrispettivi e dei corrispondenti volumi d’acquisto di beni e servizi, con possibilità per le Regioni di conseguire gli obiettivi economico-finanziari attesi anche attraverso misure alternative, assicurando, in ogni caso, l’equilibrio del bilancio sanitario; ii) la rideterminazione del tetto di spesa per l’acquisto di dispositivi medici al 4,4 per cento, a decorrere dall’anno 2014; iii) la riduzione degli acquisti da erogatori privati per prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale e di assistenza ospedaliera tale da ridurne la spesa, rispetto al 2011, del 2,0 per cento a decorrere dal 2014".

 

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza.Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina acconsenti all’uso dei cookie.