Il caso delle 2.200 «contabilità speciali»

Scritto da Giuseppe Pennisi on . Postato in Articoli

Articolo pubblicato su Avvenire del 24 giugno 2014

Potrebbe una brava massaia gestire la pro­pria famiglia con 254 conti correnti, mol­ti con regole o prassi differenti gli uni da­gli altri? Probabilmente avrebbe difficoltà di ogni sorta per fare quadrare il bilancio domestico.

Questo era il numero delle 'contabilità speciali' del ministero dei Beni culturali nel 2012; le rac­comandazioni del Consiglio Nazionale – il più autorevole organo di alta consulenza del ministero – non servirono a nulla. 

Studiando la foglia di un albero, però, si comprende meglio il bosco. Il 'caso' Beni culturali ha riaperto una questio­ne antica. La settimana scorsa si è appreso che le 'contabilità speciali' in vigore sono circa 2.200, tutte create per motivi 'eccezionali' e molte ora alla base di indagini giudiziarie recenti (Mose, Expo, Pompei e via discorrendo). Non sono di­stribuite pro­quota tra i vari dicasteri; in effetti, Via del Collegio Romano ne ha più del 10% del totale.

Dalla legge 478 del 1978 sino alla legge 196 del 2009 (passando per le leggi 362 del 1988 e 208 del 1999), Governi e Parlamenti hanno tentato di mettere paratie forti alle 'contabilità speciali'. In certi casi (emergenze, calamità naturali, tutela di alcuni aspetti del patrimonio culturale ed am­bientale) possono essere necessarie per velociz­zare interventi.

A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca: la diffusione dello strumen­to (spesso accompagnato da deroghe alle proce­dure di evidenza pubblica e gara per appalti e commesse), induce a pensare che è urgente non una sforbiciata ma una drastica riduzione. In Francia – si ricordi – le 'contabilità speciali' so­no autorizzate eccezionalmente da un comitato di ministri e possono essere mantenute «esclu­sivamente in caso di perfetto equilibrio tra entrate e spese». Nei Paesi di tradizione anglosassone, sono sconosciute; se del caso, si utilizzano stru­menti analoghi ai decreti legge da convertire con normali procedure parlamentari.

La situazione causa imbarazzo in un semestre in cui l’Italia ha l’onore e l’onere di presiedere gli organi di governo dell’Unione europea. Da lu­stri, il resto dell’Ue si chiede come si faccia a ge­stire efficacemente ed efficientemente un bilan­cio con 2.200 'contabilità speciali' ed auspica che il nodo si risolva con il passaggio al bilancio di cassa, previsto dalle legge 196 del 2009, la cui attuazione è stata ritardata in quanto accavalla­tasi con le norme sul pareggio di bilancio.

Il fe­nomeno è peggiorato e oltre 35 anni di tentativi per eliminarlo sono passati invano. * 

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