Strategia Europea 2020 e i suoi obiettivi: riflessioni per la crescita e l’occupazione

Scritto da Valeria Marrocco on . Postato in Articoli

Il dibattito politico sulla revisione della Strategia Europa 2020 può proseguire nel corso del prossimo semestre italiano di Presidenza del Consiglio dell’Unione, nella prospettiva di rilanciare la crescita e l’occupazione nei Paesi europei con politiche strutturali di investimento a lungo termine.


La Commissione europea ha di recente presentato in proposito un bilancio della Strategia Europa 2020, anche alla luce del perdurare della crisi economica e finanziaria e delle ripercussioni che quest’ultima ha generato sul conseguimento degli obiettivi prefissati, nell’ottica di una revisione della stessa per il periodo 2015-2020 in base alle proposte che saranno presentate nei primi mesi del 2015. Il documento ricorda come al momento del lancio della suddetta Strategia, la portata e la durata della crisi fossero ancora ignote e gli scenari ipotizzabili per il decennio futuro variavano da una crescita forte, una ripresa debole o addirittura nulla, mentre oggi si è potuto constatare che il secondo scenario è il più probabile con previsioni di crescita del PIL per il periodo 2014-2020 che si attestano sull’1,6%.
Nel frattempo i livelli di disoccupazione e di povertà in Europa che danno l’immagine di un’Unione molto disomogenea in termini di congiuntura e prestazioni economiche, con forti squilibri territoriali e disuguaglianze sociali crescenti ed a ciò si aggiungono i problemi relativi all’invecchiamento della popolazione, alle ampie disparità nella distribuzione del reddito, agli investimenti scarsi in infrastrutture e comunicazioni avanzate, allo sfruttamento non sostenibile degli ecosistemi, molti dei quali risultano già degradati.
L’UE è pure, però, il più grande esportatore e operatore commerciale di beni al mondo e il maggiore operatore commerciale di servizi vantando ancora grandi potenzialità di crescita.
Analizzando partitamente gli obiettivi della strategia, in riferimento all’Obiettivo n. 1 della Strategia (Portare almeno al 75 per cento il tasso di occupazione della popolazione tra i 20 e i 64 anni), per effetto della crisi, il tasso di occupazione si è abbassato, attestandosi al 68,4 nel 2012, ovvero 6,6 punti percentuali al di sotto dell’obiettivo previsto per il 2020, che sembra quindi difficilmente realizzabile.
Per L’Italia, l’obiettivo al 2020 è fissato al 67-69 per cento. Secondo il documento di economia e finanza (DEF) per il 2014, nel 2013 si registra una lieve riduzione del tasso di occupazione totale per l’Italia (59,8 per cento rispetto al 61 per cento del 2012) e si evidenzia un allargamento della distanza dal target europeo (-15 punti percentuali). Gli squilibri di genere continuano ad essere accentuati e quelli territoriali in aumento.
In riferimento all’Obiettivo n. 2 della Strategia (Investire il 3 per cento del PIL in ricerca e sviluppo), non è probabile che possa essere raggiunto, con le previsioni attuali che attestano la spesa in ricerca e sviluppo al 2,2 per cento entro il 2020.
Per l’Italia, il DEF 2014 riporta il livello dell’obiettivo per il 2012 all’1,27 per cento rispetto ad un target per il 2020 dell’1,53 per cento. Rispetto ai dati del 2011 vi è una crescita contenuta della spesa in ricerca e sviluppo (0,1 per cento) ricollegabile all’aumento della spesa nelle istituzioni pubbliche (+2,6 per cento) rispetto ad un forte calo delle imprese private (-6,3 per cento);
In riferimento all’Obiettivo n. 3 della Strategia (Ridurre le emissioni di gas a effetto serra almeno del 20 per cento rispetto al 1990, aumentare al 20 per cento la quota delle energie rinnovabili, aumentare del 20 per cento l’efficienza energetica), l’Unione ha diminuito le emissioni gas a effetto serra già del 18 per cento nel 2012 e, in base alle previsioni, non solo raggiungerà l’obiettivo del 20 per cento per il 2020, ma con molta probabilità lo supererà. Anche per le energie rinnovabili l’Unione europea sembra in grado di raggiungere l’obiettivo - la quota era già del 14,4 per cento nel 2012 - ed anzi di migliorarlo. Per quanto concerne l’efficienza energetica, si è registrato un calo nei consumi di energia primaria per effetto della crisi, ma occorrono ulteriori sforzi per raggiungere l’obiettivo prefissato, soprattutto nel settore dei trasporti.
Per l’Italia, per quanto riguarda le emissioni di gas serra non ETS il DEF 2014 indica uno scenario tendenziale pari a 285,7 di MT CO2, inferiore all’obiettivo di riduzione indicato di 24,4 punti. Il DEF prevede quindi una serie di azioni da attuare in via prioritaria per il raggiungimento degli obiettivi annuali.
In riferimento all’Obiettivo n. 4 della Strategia (Ridurre l’abbandono scolastico al di sotto del 10 per cento, portare almeno al 40 per cento la quota della popolazione tra i 30 e i 34 anni che completato un ciclo di istruzione terziaria), il tasso di abbandono scolastico è diminuito sensibilmente passando dal 15 per cento del 2005 al 12,7 per cento del 2012, rendendo l’obiettivo realizzabile per il 2020. Anche l’obiettivo relativo all’istruzione terziaria è realizzabile entro il 2020, dato che la quota dei giovani che ha completato il ciclo di istruzione è passata dal 27,9 per cento del 2005 al 35,7 per cento del 2012.
Per l’Italia, il DEF indica il livello corrente di abbandono scolastico nel 17 per cento con un obiettivo al 2020 del 16 per cento. Sebbene l’abbandono sia in leggero calo, si è ancora lontani dagli obiettivi europei, posto che il valore medio dell’indicatore UE27 è del 12,8 per cento. Per quanto riguarda l’istruzione universitaria il livello corrente riportato dal DEF è pari al 22,4 per cento, con un obiettivo per il 2020 del 26-27 per cento.
In riferimento all’Obiettivo n. 5 della Strategia (Eliminare il rischio di povertà ed esclusione sociale per almeno 20 milioni di persone), a causa del forte impatto della crisi economica il numero delle persone a rischio di povertà ed esclusione sociale, che fino al 2009 aveva registrato un calo costante, è invece aumentato passando dai 114 milioni del 2009 ai 124 milioni del 2012. Pertanto, questo obiettivo è difficilmente realizzabile e richiede azioni positive specifiche.
Il DEF riferisce un numero corrente di poveri, deprivati materialmente o appartenenti a famiglie a bassa intensità di lavoro pari a 18.195.000 nel 2012 con un obiettivo al 2020 di diminuzione di 2.200.000 persone. In termini percentuali l’indicatore mostra per l’Italia un valore pari al 29,9 per cento superiore alla media sia dei Paesi area Euro, (23,2 per cento) sia UE27 (24,7 per cento);
valutate infine le conclusioni del Consiglio europeo del 21 marzo 2014, che ha preso atto del rallentamento dovuto alla crisi, ma ha anche chiesto di intensificare gli sforzi affinché si raggiungano gli obiettivi di Europa 2020, attendendo con interesse il previsto riesame di tale strategia nel 2015Cosa fare quindi rispetto a questo quadro non certo confortante?
In primo luogo, la Commissione europea fa bene a proporre di elaborare una comunicazione di valutazione sullo stato di attuazione della Strategia Europa 2020 a cinque anni dalla sua presentazione ed in vista della revisione intermedia prevista per il marzo 2015, al fine di fare un bilancio dei risultati raggiunti rispetto agli obiettivi prefissati, alla luce del perdurare della più grave crisi economico-finanziaria che abbia colpito l’Europa nell’ultimo secolo, ancor più grave di quella del 1929 e dei gravi squilibri sociali e territoriali che ne sono derivati. Questa analisi potrebbe infatti rappresentare il punto di partenza per poi avviare una valutazione attenta circa la reale efficacia delle politiche economiche di austerità e rigore adottate sia dai singoli paesi membri che dalla stessa Unione europea per contrastare gli effetti causati dalla crisi e valutare quanto possano aver contribuito a produrre effetti recessivi e ulteriori squilibri strutturali territoriali.
Nel processo di revisione della strategia, dovrebbe essere dato un maggior impulso anche ad un'azione di semplificazione della normativa attualmente in vigore, delle procedure e degli adempimenti, che possa agevolare la ripresa economica con l’eliminazione di barriere amministrative e regolamentari, ridefinendo le politiche e gli strumenti di intervento, per rendere effettivamente l’Unione più competitiva, tutelando il modello di economia sociale che ha caratterizzato l’intero percorso d’integrazione europea, promuovendo una crescita intelligente perché basata sulla conoscenza, sostenibile ed inclusiva.
Da una tale analisi potrebbe altresì derivare un ripensamento delle politiche economiche europee e della stessa governance istituzionale, al fine di riportare l’Europa lungo la strada dello sviluppo e della crescita solidale. Ciò richiederebbe di affrontare efficacemente la crisi del debito sovrano con nuovi programmi di investimenti nazionali ed europei, concentrando le risorse su priorità in grado di rilanciare la crescita delle imprese e dell’economia reale, l’occupazione soprattutto giovanile, rilanciando nuove politiche di welfare. Tali scelte contribuirebbero a rafforzare la credibilità e la legittimazione delle azioni delle istituzioni dell’Unione europea e rafforzerebbero il percorso di costruzione dell’Europa dei cittadini.
Altrettanto opportuna è la previsione di una consultazione pubblica al fine di aprire un dibattito in vista del riesame della Strategia Europa 2020 nei primi mesi del 2015. In tale consultazione pubblica, nella logica della governance multilivello, un peso maggiore dovrebbe essere attribuito alle posizioni espresse dalle Regioni e dagli enti territoriali quali istanze politiche maggiormente vicine alle esigenze dei cittadini - quindi nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà, il cui coinvolgimento progettuale può garantire maggiormente il raggiungimento dei risultati attesi.
Last, but not least, occorre utilizzare con maggior incisività il ciclo di programmazione dei fondi strutturali 2014-2020, collegati ai progetti sinergici nazionali ed europei, rispetto agli obiettivi della Strategia Europa 2020, con la ottimale utilizzazione delle risorse, concentrate sulle priorità indicate, a partire da un’analisi dei punti di debolezza emersi nella gestione della precedente programmazione, al fine di risolvere le criticità e le inefficienze che hanno contribuito a rendere meno efficace l’utilizzo delle risorse stanziate per la competitività e per la compensazione degli squilibri territoriali.

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