Blog di Luciana Marino

luciana_marino.jpgFunzionario del ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento finanze. Avvocato, autore di svariate pubblicazioni in materia economica e finanziaria
sposata, 2 figli

 

IL DEF 2013: SPUNTI DI RIFLESSIONE

Scritto da Luciana Marino on . Postato in Europa 2020

La discussione parlamentare sul DEF 2013 rappresenta l'occasione per alcune riflessioni sulla politica economica e finanziaria del Paese come si è svolta in questi ultimi anni. In primis i numeri: nel 2012, a due anni di distanza dall’avvio della procedura di disavanzo eccessivo, il livello dell’indebitamento netto conseguito é stato pari al 3% in linea con le raccomandazioni UE, evidenziandosi il risanamento dei conti pubblici coerente con le raccomandazioni europee.  

Già nel 2013, l’Italia conseguirà il pareggio di bilancio, in termini strutturali, adempiendo, giova rammentarlo, un impegno assunto alla metà del 2011 dal Governo pro-tempore. Per gli anni successivi, le stime contenute nel DEF evidenziano un deficit pari all’1,3 per cento nel 2016 e all’1 per cento nel 2017.

Questi sono i presupposti affinché il Consiglio ECOFIN dell’UE possa decidere, nel prossimo mese di maggio, l’uscita dell’Italia dalla procedura di deficit eccessivo, in cui era entrata nel 2009, per effetto della crisi finanziaria. Nel complesso dell'orizzonte considerato, la pressione fiscale passa dal 44% del 2012 al 43,8% del 2017; la variazione appare imputabile in via prevalente alla componente tributaria. Essa raggiungerà il 44,4% quest'anno, un livello di 1,8 punti superiore al dato del 42,6% registrato nel 2011.

Nel contempo, la stima del tasso di disoccupazione raggiungerà nell'anno corrente l'11,6% per crescere poi ulteriormente all'11,8% nel 2014. Tali ultimi dati costituiscono invece, sul piano meramente quantitativo, il risultato macroeconomico di maggiore rilevanza ai fini del giudizio sull'operato del Governo. Per quanto concerne invece l'impatto macroeconomico atteso dalle misure contenute nel decreto legge n. 35/2013, va ricordato che sono previsti pagamenti per 20 miliardi in ciascun anno del biennio 2013-14. L’effetto macroeconomico del provvedimento dipenderà dall’uso che le imprese faranno delle somme liquidate. Peraltro, le previsioni degli effetti sulla crescita del provvedimento del Governo sono molto incerte, in quanto è difficile prefigurare la rilevanza relativa delle diverse destinazioni dei fondi. E' stato infatti segnalato come le stime effettuate non tengano conto di eventuali ulteriori ricadute positive, che non si è in grado oggi di quantificare, legate agli effetti della maggiore liquidità sulla capacità delle imprese di rimborsare i prestiti in essere; ciò si potrebbe tradurre in una diminuzione degli ingressi in sofferenza e quindi in una riduzione dei tassi di interesse richiesti dalle banche sul nuovo credito erogato. Inoltre, il pagamento in tempi brevi di una quota rilevante dei debiti può contenere la dinamica della mortalità di impresa, con un impatto potenzialmente rilevante sull’attività economica.

Questo esempio richiama un problema più generale. Esso consiste nella questione della corretta misurazione dell'impatto sull'economia delle politiche di finanza pubblica, un profilo metodologico più volte segnalato negli ultimi tempi anche dal Fondo monetario. In definitiva, si discute la possibilità di proiettare stime congrue degli effetti di manovre di finanza pubblica sulle grandezze reali, attraverso l'adozione di opportuni moltiplicatori. Una delle ragioni per cui l'avvitamento della recessione ha raggiunto gli inattesi picchi attuali è il fatto che i moltiplicatori adottati all'inizio della crisi per stimare l'impatto delle politiche di austerità fiscale erano stati in media di circa 0,5 per cento nei vari paesi, coerentemente con le ipotesi formulate ed allora condivise dalla comunità scientifica. La prova dei fatti ha mostrato che i moltiplicatori allora adottati erano chiaramente sottostimati. La conclusione è che non esiste un unico moltiplicatore per tutti i tempi e tutti i paesi e che i moltiplicatori possono essere superiori o inferiori nel tempo e in tutte le economie.

Del resto, alla luce dei risultati di un recente studio bella Banca d'Italia, lo stesso acuirsi o meno dei differenziali di spread è anch'esso da correlarsi all'andamento in atto e, soprattutto, prospettico nella evoluzione delle variabili macroeconomiche dei singoli paesi e dal livello percepito dei medesimi nei mercati.

Stando a tale analisi é emerso che i livelli dello spread raggiunti , alla fine del 2011, tra i titoli del Debito pubblico italiano nei confronti di quello spagnolo avevano registrato valori assai superiori a quelli da considerarsi di equilibrio di lungo periodo, coerentemente con le grandezze di fondo delle rispettive economie. Emerge pertanto, oggi come non mai, l'attenzione che deve sempre esser posta verso l'evoluzione in atto degli scenari economici e non ad altri elementi, anche al fine di trarre solide valutazioni circa l'adeguatezza dei percorsi di riequilibrio della finanza pubblica, in una prospettiva di sostenibilità, di medio periodo, con l'economia nazionale. Passando alle entrate totali, nel 2013 esse presentano un incremento rispetto al PIL di 0,5 punti percentuali rispetto all’esercizio precedente, per effetto principalmente delle misure previste dal DL n. 201/2011 e della legge di stabilità 2013. Nel quinquiennio, le entrate tributarie passano dal 30,2 per cento del PIL del 2012 al 30,1 per cento del 2017.

Tali stime considerano oltre alle variazioni del quadro macroeconomico e agli effetti dei provvedimenti legislativi anche l’effetto di trascinamento dei risultati 2012, che hanno fatto registrare una riduzione di 9.203 milioni rispetto alle stime della Nota di aggiornamento al DEF 2012. Le previsioni tendenziali concernenti poi la spesa in conto capitale evidenziano che a fine periodo questa si attesterebbe su un valore pari a 42,8 miliardi, inferiore di circa ben 5 miliardi rispetto al valore registrato a consuntivo nel 2012. Fa eccezione il 2013, in cui si prevede un aumento della spesa per circa 7,5 miliardi rispetto all’anno precedente: nell’esercizio in corso si esplicano, infatti, gli effetti, in termini di indebitamento netto, dei maggiori pagamenti di parte capitale previsti dal D.L. 35/2013 e quantificati dal prospetto riepilogativo allegato al provvedimento in 7 miliardi. La riduzione della spesa in conto capitale, come segnalato anche nelle audizioni, è un ulteriore dato di preoccupazione rispetto all'esigenza di rilanciare in modo durevole la crescita economica. In termini di evoluzione prevista del tendenziale dello stock del debito pubblico, il DEF 2013 evidenzia poi una crescita del rapporto debito/PIL, al lordo dei contributi italiani a sostegno dell'area dell'euro, che passa dal 127 per cento del 2012 al 130,4 per cento del 2013, mentre negli esercizi successivi è prevista una progressiva riduzione dal 129 per cento del 2014 al 117,3 per cento del 2017. Tale dinamica è realizzata scontando - sin dal 2013 - introiti da privatizzazioni pari 1 punto percentuale di PIL. Nel confronto con l'andamento "programmatico" riportato nella Nota di aggiornamento al DEF 2012, le stime del DEF 2013 risultano quindi mediamente maggiori di circa 5 punti percentuali di PIL nel periodo 2013-2015. Inoltre, l'inizio della riduzione del rapporto debito/PIL è stato posticipato dal 2013 (Nota di aggiornamento al DEF 2012) al 2014 (DEF 2013).

Inoltre, come segnalato dalla Corte, è evidente che il riferimento ad un obiettivo di disavanzo nominale meno rigoroso non attenua, se non in parte, le difficoltà operative che si frappongono nella continuazione della strategia di contenimento della spesa pubblica. Si tratta di difficoltà che sorgono dalla natura stessa dei tagli operati in questi ultimi anni, tagli che possono essere concausa del rallentamento della crescita economica nel breve periodo. Dallo scrutinio delle singole grandezze del quadro programmatico, si evince la conferma che gli obiettivi strutturali definiti nel DEF 2013 risultano più ambiziosi di quelli evidenziati negli ultimi documenti programmatici. In particolare, l’avanzo primario viene mantenuto su livelli significativi, crescenti in tutto il periodo di programmazione, passando gli stessi dal 2,4 per cento del PIL nel 2012 al 5,7 nel 2017. Gli interessi passivi sono previsti moderatamente crescenti, passando da 5,5 nel 2012 a poco più di 6 punti di PIL nel 2017.

Il confronto tra saldi programmatici e stime tendenziali dei saldi di finanza pubblica evidenzia che, per gli esercizi 2013 e 2014, non vi sarebbe necessità di operare una correzione netta dei saldi, risultando i saldi programmatici equivalenti alla dinamica tendenziale dei conti. Il raggiungimento degli obiettivi programmatici richiederà invece una azione di correzione a partire dal 2015, che il DEF quantifica in circa 0,2 punti percentuali del PIL all’anno per tre anni. Il nuovo Governo dovrà specificare la composizione e la tempistica della correzione che andrà apportata, atteso che il DEF si limita oggi ad indicare come obiettivo il rispetto della regola del pareggio di bilancio strutturale, previsto dalla Costituzione e dalle regole europee, che trova espressione nell’indebitamento netto indicato nel quadro programmatico stimato pari all’1,5 per cento del PIL nel 2015, allo 0,9 nel 2016 e allo 0,4 nel 2017.  

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